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Il Danubio in bicicletta - da Regensburg a Bratislava |
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7 luglio 2003 - Krems-Höflein - km 83.30 - dalla partenza km 583.17.
Lunghissima tappa di trasferimento sino alle porte di Vienna. A parte la cittadina
di Tulln, dove siamo costretti a sostituire il copertone di una delle biciclette,
pedaliamo per tutta la giornata lungo l'alzaia o il treppelweg, lontano da centri abitati.
Il tempo sembra essersi deciso al meglio e il sole ci fa compagnia per quasi
tutto il tragitto.
9 luglio - Hoflein-Haimburg - km 82.81 - dalla partenza km 672.19.
Riprendiamo il cammino dopo una giornata di riposo trascorsa a visitare sommariamente Vienna. Per l'occasione abbiamo fatto riposare anche le biciclette e ci siamo spostati con treno, tram e metropoiltana, da cui Vienna è servita in modo egregio. Non c'era il tempo per organizzare un itinerario ragionato e logico e ci siamo limitati alla cattedrale di S. Stefano e al Prater.
Oggi invece dobbiamo attraversare di nuovo la città in bicicletta, diretti a sud-est, e dedichiamo la tarda mattinata al prestigioso Kunstinstorische Museum e alla sua eccezionale pinacoteca. Purtroppo il tempo è tiranno: ci limitiamo alla sezione egizia e alla pittura di Dürer e della scuola danubiana, tanto per rimanere in tema.
Usciamo dalla città pedalando lungo il Prater con il suo grande parco dei divertimenti e dopo pochi chilometri imbocchiamo un rettilineo alienante, lontano da centri abitati importanti, lungo circa venticinque chilometri, sopra un'alzaia interrotta solo da due o tre incroci con strade asfaltate deserte.
All'orizzonte vediamo dei colli ricoperti da boschi. Non lo sappiamo ancora, ma scopriremo il giorno successivo che si tratta dei primi contrafforti dei Carpazi, sopra la città di Bratislava.
Alla fine dell'alzaia interminabile sorge la cittadina di Haimburg. Si respira aria di confine; fra pochi chilometri inizia l'Europa Orientale, cambiano la lingua e la cucina.
10 luglio - Haimburg-Bratislava - km 27.44 - dalla partenza km 699.63.
Partiamo di buon mattino per la frontiera. Ci aspetta un piccolo valico. La pista ciclabile corre poco distante dalla statale Vienna-Bratislava, fra campi di grano e di girasole che si stendono a perdita d'occhio a ovest, mentre a est si avvicinano sempre più le colline a oriente di Bratislava.
Finalmente arriviamo alla frontiera.
Il comunismo è caduto da più di dieci anni, ma i poliziotti slovacchi che prendono il posto dei sorridenti gendarmi austriaci ci squadrano con sospetto mentre scattiamo qualche foto ricordo sotto il cartello che annuncia l'ingresso nella Repubblica Slovacca.
Se la caduta del socialismo reale ha riavvicinato l'Europa orientale a quella occidentale, l'avvento dell'euro ha scavato un nuovo crudele confine.
Ci sentiamo quasi ricchi con la nostra valuta e ci accorgiamo i prezzi sono quelli dell'Europa di dieci anni fa.
La lingua è incomprensibile e i cartelli poco leggibili; le fisionomie della gente cambiano, come gli odori nelle strade e i giardini ora polverosi e non più rigogliosi sotto la cura meticolosa cui ci eravamo abituati nelle ultime settimane.
Quarant'anni di comunismo hanno lasciato dei segni indelebili che si leggono nella semplicità delle vetrine dei negozi e nella rassegnazione che si legge sul viso degli addetti ai lavori più umili.
Bratislava è molto diversa dalla città piatta e noiosa che mi immaginavo. Il centro storico si inerpica su alcuni colli, alla sommità di uno dei quali sorge il castello, uno dei simboli della città. Tram veloci e multicolori uniscono i principali quartieri del centro.
Attorno, su entrambe le rive del Danubio, si stende una sterminata periferia di casermoni popolari che ricordano i tempi della "Repubblica Democratica", mitigati dalle insegne delle banche occidentali che ravvivano e illuminano i piani più alti di questi tristi agglomerati di cemento.
Lungo le strade di questa periferia grigia corrono fiammanti automobili occidentali, vecchie ammaccate automobili russe e autobus polverosi.
Sotto i portici del centro numerosi mendicanti silenziosi e contadini che offrono i prodotti della campagna si mescolano ai turisti austriaci e ai diplomatici che lavorano nella piccola capitale di questa piccola repubblica slava.
11 luglio - Bratislava-Cunovo e ritorno - km 52.68 - dalla partenza km 752.31.
Il viaggio è finito. Prima di riprendere la strada del ritorno abbiamo voluto proseguire ancora per qualche chilometro lungo il Danubio. Forse è l'anteprima del prossimo viaggio, forse è solo la curiosità di vedere come si vive in un paese slovacco, dopo aver visto la vita in città.
La pista ciclabile prosegue lungo la riva destra del fiume. Pedaliamo fra un nugolo di pattinatori, fra cui diverse persone di mezza età.
Raggiungiamo il primo paese che sorge vicino al Danubio, una ventina di chilometri a sud di Bratislava. E' Cunovo, qualche centinaio di abitanti, in mezzo ai campi di grano.
Ci sono molte case in ristrutturazione attorno alle quali lavorano alacremente numerosi operai. La gente è più timida, quasi silenziosa sul lavoro; anche nell'unica trattoria del paese non si sentono schiamazzi.
Sembra che questa gente sia ancora frastornata per la libertà riconquistata e per l'ingresso nell'economia di mercato.
Si percepisce che le condizioni di vita stanno rapidamente migliorando. Il parco macchine si sta rinnovando rapidamente, anche con qualche concessione all'automobile di lusso.
Le biciclette sono relativamente poche: forse ricordano un passato troppo triste e troppo recente.
Al pomeriggio rientriamo a Bratislava; il momento del ritorno a casa si approssima ma siamo certi che quando ritorneremo in Slovacchia troveremo tutto cambiato, tutto più moderno, tutto più omologato, forse avviato verso una globalizzazione ma anche verso un'Europa più grande e più unita.