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da Chioggia a Venezia - maggio 2000
in bicicletta lungo la laguna veneta

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La bicicletta è uno dei mezzi più validi per conoscere una città. Le formule di viaggio sono molte. Il modo più semplice è arrivare in automobile, con i bravi velocipedi sul tetto, o smontati nel bagagliaio, o ammucchiati nell'abitacolo, o appesi a sbalzo posteriormente. Tutto dipende dalla disponibilità di un utilitaria invece di una station wagon, di un monovolume o di una motor-home.
Il mio sogno nel cassetto sarebbe un postale svizzero dismesso dalle Poste Federali.
Un'altra formula molto rilassante è quella del treno + bici, che ci porta nel cuore della città da visitare senza preoccupazione per parcheggi, a patto di aver fatto i rituali sacrifici per scongiurare Giove pluvio. Per certe grandi città, come Milano, Roma, Parigi o Firenze la formula è sicuramente vincente.
Il modo più suggestivo, senza pari, è quello di arrivare la sera prima, pernottare nelle vicinanze e raggiungere la città pedalando.
Vedere la meta in lontananza che ingrandisce lentamente è una delle esperienze più emozionanti e permette di riscoprire con occhi diversi anche una città conosciuta o famosa.
Questo itinerario racconta di un modo diverso per raggiungere una delle mete più classiche: Venezia.
Noi abbiamo scelto i primi giorni di maggio, quando le giornate sono abbastanza lunghe da permettere di non preoccuparsi tanto del rientro.
Parto da casa con Costanza, la mia figlia più grande, con le bici sul tetto. Il giorno successivo ci raggiungerà una coppia di medici in cerca di avventure a buon mercato: Laura e Antonio.
Arriviamo a Chioggia e trascorriamo le ore che rimangono del pomeriggio per prendere confidenza con questa cittadina di mare, visitare le sue calli strette e permeate dal fortore del pesce e dell'acqua ferma della laguna.
Non bisogna dimenticare una visita alla Chiesa di San Domenico e al suo San Paolo, forse l'ultimo dipinto di Vittore Carpaccio prima di morire.
Poco distante dalla chiesa c'è l'imbarcadero e prima di tornare in albergo vale la pena di prendere nota degli orari del traghetto per Pellestrina. In questo modo scopriamo con raccapriccio che ogni corsa trasporta un massimo di dieci biciclette e che quindi bisognerà farsi trovare alle fondamenta con ragionevole anticipo.
Il mattino successivo, nonostante si tratti di un sabato, arriviamo per tempo all'imbarco e riusciamo miracolosamente a caricare i velocipedi sul traghetto senza molti intoppi.
Dopo la partenza da Chioggia il battello descrive un'ampia virata; attraversa l'imbocco del porto e si dirige verso nord. Passa accanto ai "murazzi", massicci muri di roccia e cemento posti a difendere le acque della laguna dai frangenti dell'Adriatico.
A Pellestrina si sbarca. Sul piazzale attendono gli autobus per il Lido di Venezia e per noi è il momento di iniziare a pedalare.
Si parte in direzione nord e dopo alcune centinaia di metri si gira a sinistra entrando nel paese attraversando il sagrato della chiesa di Pellestrina. Si prosegue pedalando lungo una strada per lo più asfaltata che corre fra le case e le acque della laguna. A sinistra sono ormeggiate lunghe serie di pescherecci e gozzi multicolori, a destra lunghe teorie di case di pescatori dai colori vivaci fra cui predomina il rosa, come in Liguria e in Provenza.
Dopo quattro chilometri circa, in prossimità di un cantiere navale la strada termina e gira a sinistra raggiungendo la provinciale che corre lungo i murazzi. Ancora due o tre chilometri e la striscia di terra finisce. Ci si deve di nuovo imbarcare su un traghetto che ogni mezz'ora collega la striscia di Pellestrina con quella del Lido di Venezia. Si attraversa un breve tratto di mare e si sbarca davanti al faro della rocchetta.
Al di là delle acque della laguna fumano in lontananza le ciminiere di Marghera, mentre all'orizzonte spunta Venezia con l'inconfondibile campanile di S.Marco. Si riprende a pedalare lungo la litoranea che costeggia le acque interne.
Il traffico di autoveicoli e ciclomotori è notevole e occorre prestare molta attenzione. Venezia ingrandisce sempre più mentre compaiono isolotti dai caratteristici approdi con alte mura che proteggono intrichi di vegetazione.
La temperatura diviene mite e la primavera si sta schiudendo sulla laguna in tutta la sua dolcezza quando Antonio buca la ruota posteriore. Noi non sappiamo che Antonio è votato alla foratura e che ogni pedalata con il pediatra calabrese e la sua dolce metà sarà costellata di forature. Il guaio è che Antonio non lo vuole capire e parte per ogni viaggio rigorosamente senza camere d'aria nè ferri nè pompa.
Ripartiamo mentre la temperatura è decisamente aumentata; sfiliamo silenziosi davanti all'isola di S.Servolo e raggiungiamo dopo quattro chilometri il Lido di Venezia. Abbandoniamo con qualche timore le biciclette in un mucchio indescrivibile di velocipedi legati a ogni transenna e a ogni lampione nel raggio di trecento metri dall'imbarcadero e ci imbarchiamo per Venezia.
Trascorriamo una giornata bellissima e faticosa fra le calli di Venezia invase dalla consueta folla del sabato.
Verso le cinque del pomeriggio riprendiamo la motonave che ci porterà al Lido. Miracolosamente le biciclette ci sono ancora tutte e ripartiamo di buona lena. Il ritorno è più tranquillo e ci attardiamo a chiacchierare amabilmente; riprendiamo il traghetto al faro e pedaliamo leggeri lungo i murazzi che iniziano a S.Maria di Malamocco, e proseguono a S Pietro in Volta sino a Pellestrina. Il traffico di veicoli è scarso, mentre incrociamo molte compagnie in bicicletta che tornano verso Venezia.
Giungiamo al tramonto all'imbarcadero di Pellestrina. Il sole si sta coricando lentamente sulla laguna e noi scopriamo che il traghetto non c'è.
La stagione non è ancora iniziata e noi avevamo letto l'orario delle corse estive. Rimane un'ultima corsa verso Chioggia alle 21.45; mancano più di due ore!
Ripieghiamo dentro un ristorantino di Pellestrina dove ci danno dell'onesto pesce e finalmente ci imbarchiamo sull'ultima corsa al freddo e al buio. Rientriamo in albergo alle 23.30, piuttosto affranti.

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