Como - Basilica di S. Abbondio


ultimo aggiornamento il 19 novembre 2006



La città di Como è un punto di riferimento molto importante nella storia della Lombardia e nello sviluppo dell'arte romanica.
Alla fine dell'epoca carolingia e del breve periodo ottoniano, a partire dalla seconda metà del X secolo, la città conobbe un periodo di ascesa. La sua posizione al confine fra la cultura italica e quella d'oltralpe la portò ad esercitare un ruolo importante negli equilibri politici della Lombardia.
In questo contesto si sviluppò l'arte costruttiva dei Maestri Comacini, che raggiunsero nella lavorazione e nella costruzione degli edifici in pietra una padronanza riconosciuta in tutta Europa.
Nell'architettura romanica si può parlare compiutamente di un Romanico Comasco, i cui sviluppi e la cui influenza si fecero sentire a distanza in tutta la penisola. La basilica di S. Abbondio è uno degli esempi più alti dell'arte costruttiva dei Comacini.
Anche se rimaneggiata nel corso dei secoli la chiesa tramanda sino ai nostri giorni una testimonianza esemplare dell'epoca; costituisce una sintesi meravigliosa delle tecniche strutturali delle costruzioni d'oltralpe e degli elementi decorativi caratteristici del romanico lombardo.
La costruzione sorse sul luogo della chiesa paleocristiana intitolata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo che ricoprì il ruolo di cattedrale della città sino al 1013, quando questo titolo venne trasferito alla chiesa di Santa Maria maggiore, in seguito demolita per lasciare il posto all'attuale duomo gotico.
Situata lungo la via Regina che congiungeva la regione di Milano con il bacino del Reno, i lavori di costruzione iniziarono fra il 1050 e il 1085; i committenti della costruzione furono i monaci benedettini. L'edifico fu consacrato dal papa Urbano II nel 1095.

L'esterno

L'edificio è costruito in pietra di Moltrasio.
La pianta è basilicale a 5 navate.
La facciata è semplice, disadorna, con quatto lesene robuste che poggiano su quattro colonne marmoree e scandiscono le cinque navate interne. Le colonne costituiscono presumibilmente quanto resta di un quadriportico a due piani aggiunto fra il XII° e il XIV° e in seguito eliminato.
Il portale è unico e fregiato da sculture a bassorilievo.
I fregi del sottogronda sono realizzati in cotto, materiale tipico delle costruzioni romaniche milanesi e pavesi. Gli archetti sono realizzati parte in tufo, parte in granito ghiandone, con inserti in cotto: un insolito accostamento di materiali che se da un lato documenta la padronanza nell'arte di lavorazione della pietra dall'altro consegue un equilibrio di colori molto suggestivo.
All'estremità orientale delle due navate minori, che terminano con piccole absidi, da entrambi i lati, prendono origine due torri quadrate, di cui la settentrionale fu completata solo nel 1800 ed assunse l'aspetto simmetrico attuale.
La presenza delle due torri campanarie è un chiaro influsso della tradizione transalpina protoromantica, di cui i Benedettini furono meticolosi custodi.
La navata centrale si prolunga in un coro di lunghezza insolita, sulla parete del quale si aprono finestre monofore decorate con motivi floreali, zoomorfi e geometrici di grande pregio. Il corpo del coro si chiude con un'abside, come consueto negli schemi edificativi romanici.

L'interno

La grande navata centrale è coperta da un soffitto piano ed è sostenuta da alte colonne di conci, con capitelli cubici. Le navate laterali sono divise da colonne agili, alcune in un sol pezzo, realizzate in granito. La copertura è a capriate lignee.
Sul pavimento è segnato con fasce di marmo nero il perimetro della chiesa preesistente. La costruzione romanica venne probabilmente effettuata inglobando in una prima fase, la precedenti murature all'interno del più esteso perimetro del nuovo edificio (forse in analogia, ad esempio, con quanto avvenne per il Duomo di Firenze), e poi demolendo le strutture che risultavano sovrastate dalla successiva costruzione: il tutto per non interrompere per lungo tempo l'utilizzazione liturgica delle basilica.
L'aspetto decorativo interno di maggiore pregio è costituito dal ciclo di affreschi del coro dell'abside raffiguranti scene del Nuovo e Antico Testamento.
Erano stati definiti giotteschi con influssi umbro-senesi e datati alla metà del XIV secolo. La critica più recente li ha collegati alla tradizione dell'Italia settentrionale e attribuiti ai primi anni del XIV secolo. Sono di grande interesse per l'arco di tempo che coprono, dagli inizi del XIII° alla fine del XIV° secolo, i resti delle decorazioni con temi geometrico-astratti e figurativi che scandiscono con fasce le pareti e sottolineano pilastri, archi e finestre.