Gravedona - S. Maria del Tiglio


ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2006

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In riva al lago, un po' defilata dal centro, si raggiunge per strade che sfumano fra i campi, mentre lo sguardo sull'altra riva si perde in alto attratto dal massiccio del monte Legnone.
E' la chiesa di S.Maria del Tiglio, uno degli edifici religiosi più significativi fra quelli realizzati dai Maestri Comacini.
L'esterno, stretto in una verticalità essenziale e lineare, e l'interno, costituito da un insolito armonioso gioco di volumi, dimostrano la sua compiuta maturità del romanico, che sembra precorrere nello slancio verticale i canoni in embrione del gotico.
La chiesa, inizialmente edificio battesimale, venne costruita sul luogo e almeno parzialmente sulle fondamenta di un precedente battistero dedicato a S. Giovanni Battista. La costruzione risale alla seconda metà del XII secolo.

L'esterno - L'edificio è costituito da un blocco quadrato sui cui lati meridionale, settentrionale e orientale si aprono tre absidi.
Sulla facciata, disposta a occidente secondo i canoni dell'epoca, un poco sporgente, o aggettante, come si preferisce nel linguaggio architettonico, si imposta il campanile massiccio.
Il tempio è costruito con grossi blocchi scuri di pietra d'Olcio, intervallati da inserimenti di conci bianchi di Musso, che creano un cromatismo inconsueto nel nostro territorio per quell'epoca, anche se ripreso in costruzioni di poco successive.
Le absidi sono scandite da lesene, alleggerite da semicolonne addossate. La decorazione superiore è costituita dai caratteristici archetti a doppia ghiera, in serie di tre, al di sopra dei quali corre una fascia a dentelli. Una serie di archetti divisi da lesene, e una fascia superiore a dente di sega, decorano tutto l'edificio.
La distribuzione delle aperture è complessa. Sulla facciata si apre il grande portale, la cui strombatura accentuata è animata da una serie di colonnine e pilastri. Sul lato meridionale si apre un'altra porta, più stretta, mentre all'estremità orientale dello stresso lato rimane la traccia di un'altra apertura. Una stretta monofora, sul primo piano della torre campanaria, è l'unica finestra di facciata. Sui fianchi si aprono due monofore, dallo strombo modanato, immediatamente sotto gli archetti.
Al centro delle absidi meridionale e settentrionale si apre una finestra circolare, riaperta durante gli ultimi lavori di restauro a metà degli anni '50.
La facciata orientale è come sempre più curata e animata. Sull'abside si aprono tre monofore con strombo profondamente modanato. Altre due piccole finestre analoghe si aprono ai due lati dell'abside, mentre al di sopra un'ampia monofora, a strombo più largo, permette alla luce del lago di illuminare l'interno. Il campanile, a base quadrata, superiormente è stata completato solo nel XVIII secolo a pianta ottagonale, ma mantiene una continuità stilistica che accentua lo slancio verticale di tutto il complesso.
La struttura è alleggerita in alto da tre serie di aperture: bifore sovrastate da trifore a loro volta sottomesse a una serie di bifore più grandi mentre le singole facce sono sottolineate da lesene.
I piani sono sottolineati da cornici sporgenti e ogni serie di aperture è decorata superiormente da una serie di archetti sovrastata da una fascia di coronamento a dentelli.

L'interno - All'interno si accentua il gioco di volumi, di pieni, di vuoti e di slancio verticale che l'esterno lasciava solo presagire. L'abside orientale, realizzata con grande cura, è scandita nella sua parte inferiore da tre nicchie scavate nello spessore del muro e separate da colonnine con base e capitello. Al di sopra campeggia un grande crocefisso ligneo, del XII secolo, che ricorda nella sua ieratica semplicità opere analoghe di scuola nordica.
Ai lati dell'abside maggiore si aprono due absidiole scavate nello spessore del muro.
Anche le due grandi absidi laterali, la meridionale e la settentrionale, sono affiancate da due nicchie non scavate nello spessore del muro, ma tracciate sulle pareti da una ghiera molto sporgente che appoggia su grosse colonne.
La parete interna della facciata è liscia, mossa solo dal grande arco d'ingresso su cui si apre la finestra monofora che dall'esterno dà sul primo piano del campanile. Ai lati dell'arco due strette scale a chiocciola portano ad un loggiato che prosegue lungo le due pareti laterali. Le ghiere delle absidi e le colonnine delle logge riprendono il tema cromatico dell'esterno con la sapiente alternanza di marmi chiari e scuri.
Al centro dell'aula sono gli avanzi della vasca ottagonale per il battesimo ad immersione, verosimilmente da ricondurre, come le tracce di decorazione a mosaico, al precedente battistero del V - VI secolo.
La pareti erano riccamente affrescate; di questi dipinti ne rimangono alcuni frammenti di notevole interesse, realizzati fra il XIII° e il XVI° secolo. I soggetti sono figure di santi e allegorie di virtù e vizi, con didascalie in lingua volgare. La parete della controfacciata è occupata nella sua parte destra da una grande raffigurazione del giudizio universale, nel mezzo della quale troneggia la figura del Redentore racchiusa entro una mandorla.