S. Sigismondo a Rivolta d'Adda


aggiornato il 16 dicembre 2006

S. Sigismondo facciata
S. Sigismondo abside
particolare abside
particolare abside

La Basilica di S. Sigismondo a Rivolta d'Adda è stata costruita durante l' XI° secolo. L'inizio dei lavori potrebbe essere fissato al 1030, anno in cui la zona venne conquistata dai Milanesi condotti da Gaiardo, nipote di Ariberto d'Intimiano, arcivescovo di Milano.
La struttura è a tre navate, edificata in cotto alla moda lombarda del tempo, con i mattoni disposti a spina di pesce; è chiusa ad oriente da tre absidi.
Le navate sono a tre campate e la terza è più bassa delle prime due ad occidente, come se al suo posto avesse dovuto esservi un tiburio o un transetto, mai edificati.
La parte absidale è caratterizzata da una grande abside centrale coronata da una fascia di archetti e da una loggia su colonne; cinque semicolonne la dividono in cinque sezioni, in ognuna delle quali si apre una monofora aperta in epoca successiva. Una fascia a racemi ed una a dente di sega sormontano la fascia di archetti.
Le absidi laterali sono molto più piccole e non sono decorate ad eccezione di due rilievi con uccelli sotto gli archetti dell'abside destra.
La facciata ha subìto nel corso degli anni diversi interventi che ne hanno in parte modificato le strutture architettoniche, come è avvenuto, con l'aggiunta del pronao, agli inizi del '900 quando, su progetto dell'arch. Cesare Nava, è stata restaurata e riportata per quanto possibile all'originario aspetto romanico.
I tre portali di facciata, di cui quello principale si trova inserito in un avancorpo aggettante, sono caratterizzati da una ricca decorazione scolpita che ricorda quelli di Sant' Ambrogio a Milano.
A fianco della chiesa si eleva la torre campanaria, a una base quadrata di 6 metri, altezza di circa 45 metri e 10 campane.
Originaria solo alla base, nel 1716 arrivò a 30 metri; nel 1845 il concerto delle campane è stato portato a 8 e la torre, su progetto dell'ing. Bruschini di Lodi ha assunto il massiccio aspetto attuale con bifore a sesto acuto e merlatura ghibellina alla sommità.
All'interno la navata principale è divisa in tre campate due delle quali con volte a crociera e la terza con volta a botte. Le navate minori, ognuna divisa in sei campi, sono coperte da volte a crociera.
La campate e le navate sono scandite da pilastri polistili. I capitelli appartengono alla scuola lombarda che ha generato anche quelli di San'Ambrogio a Milano e San Michele a Pavia, ma alcuni sono certamente abilmente rifatti, tanto che oggi è difficile distinguere le forme originali da quelle ritoccate dallo scultore Giuseppe Varischi di Cassano d'Adda nel corso dei lavori di restauro di inizio '900.
La pittura è stata messa in luce negli ultimi anni da una paziente opera di ripulitura che ha consentito di mettere in luce affreschi medioevali come l'Ultima Cena del coro, un'immagine della Madonna che allatta il Bambino e un affresco che rappresenta S. Cristoforo, un tema ricorrente nelle chiese edificate nelle vicinanze dei fiumi, di cui il Santo si riteneva tenesse lontane le piene devastanti.

Capitello con sirena
Madonna del latte
S. Cristoforo
Acquasantiera