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S. Pietro in Vallate è una delle chiese romaniche più affascinanti della Valtellina e dell'intera Lombardia.
Il suo campanile occhieggia fra le selve di castagni che sovrastano la strada di fondovalle dalla balza orobica che si erge a sud della frazione di Piagno, nel comune di Cosio Valtellino.
La chiesa, anzi il suo rudere, si raggiunge facilmente da una strada ripida dapprima asfaltata, poi acciottolata, che sale dalle ultime case dell'abitato.
L'ambiente è rimasto quello di un tempo in questo angolo di bassa Valle che sembra stato creato per elevare il pensiero a Dio.
Le origini - I lavori per l'edificazione iniziarono nel marzo del 1078, dopo che i coniugi Ottone fu Cunitone e Boniza di Bonizone, originari dell'isola Comacina, donarono nove appezzamenti di terreno, situati fra Cosio e Rogolo, comprendenti prati, selve e diritti di pascolo, alla chiesa Cluniacense dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
All'atto di donazione non fu estraneo il fratello di Ottone, il prete Rigizone, professo del monastero di Cluny, che si potrebbe quindi considerare il vero fondatore dell'abbazia di Vallate.
La piccola comunità di monaci non rimase a lungo a Vallate. Nell' XII° secolo l'ordine fondò in riva al lago il più vasto convento di Piona, all'estremità settentrionale della penisola di Olgiasca, poco a sud di Colico.
L'abbazia di S. Pietro in Vallate fu ridotta al rango di "Grangia", cioè di dipendenza dall'abbazia principale e luogo dedicato soprattutto al lavoro agricolo previsto dalla regola di S. Benedetto.
La chiesa oggi - Ora della chiesa di S. Pietro in Vallate rimane molto poco: un'abside, il coro con la volta a botte, parte dei muri perimetrali e il campanile.
La pianta è a due navate di cui la più piccola, affiancata sul lato nord alla principale, comprende la torre campanaria. Delle due absidi originarie solo quella della navata principale è giunta sino a noi.
La facciata è volta rigorosamente a occidente, come prescriveva la regola del tempo.
La singolarità della pianta dell'edificio è da ricondurre alla compenetrazione dei canoni cluniacensi con le tecniche costruttive locali: in pietra come per tutte le costruzioni romaniche della Valtellina che appartengono a buon diritto al filone del romanico comasco.
Rispetto alle altre costruzioni contemporanee nella nostra regione, si pensi al S. Pietro a Teglio e al S. Martino ad Aurogo in Valchiavenna, la chiesa di Vallate si stacca per la ricchezza e la singolarità delle decorazioni.
L'unica porta rimasta, sul lato meridionale, è sormontata da un'architrave massiccia e squadrata in granito, alleggerita dall' arco sovrastante.
L'abside, che ospitava l'altare del sacrificio, come di consueto presenta una costruzione più accurata: tre finestre ad arco a doppia strombatura intercalano lo spazio fra le quattro lesene che scandiscono l'abside in tutta la sua altezza. La decorazione esterna è completata da due fasce decorative, collocate una nel basamento e l'altra al di sotto dei classici e rilevati archetti aggettanti. E' una realizzazione singolare: quella nel sottogronda è ottenuta con due file di selci disposti a zigzag e da una a dente di sega; quella del basamento con altre due file, sempre disposte a dente di sega.
La torre campanaria, che si innalza al disopra della navata minore, è bassa ma armoniosa e di rara eleganza. La cella campanaria è aperta sui quattro lati da un solo ordine di bifore sostenute da colonne in granito, sormontate dai caratteristici archetti.
Il tetto piramidale è costituito da strati successivi e digradanti a piramide di lastre di pietra ollare o "piote" che gli conferiscono una sobria ma decisa possanza.
I restauri - I primi lavori di restauro furono eseguiti fra il 1914 e il 1916 e presero l'avvio da un'opera di sensibilizzazione iniziata nel 1893 dallo studioso morbegnese Guglielmo Felice Damiani. Questi trovò corrispondenza nell'ing. Felice Giussani di Como, a cui si deve il recupero dell'abbazia di Piona, che acquistò tutti i terreni su cui sorgeva la nostra chiesa.
Il grosso dei lavori comprese la liberazione dei ruderi dai rovi e dell'altra vegetazione infestante nonchè la realizzazione delle nuove lesene in granito in luogo delle originarie andate perdute.
Dopo che gli eredi del Giussani donarono il complesso alla Parrocchia di Cosio la tappa successiva arriva nel 1978 quando un gruppo di giovani volontari di Morbegno intraprende un'opera di sensibilizzazione e inizia degli scavi ricognitivi dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni.
Gli ultimi atti del recupero si avviano a conclusione nel 1989 su iniziativa della Comunità Montana Valtellina di Morbegno che provvede al consolidamento delle strutture murarie superstiti e a un impianto di illuminazione notturna per migliorare la visibilità del complesso.
In questi ultimi anni il pavimento della chiesa e una rampa d'accesso alla navata nord sono stati selciati, con un intervento che, se da un lato migliora la fruibilità, rimane comunque molto discutibile.
E' verosimile che il pavimento della chiesa, edificata all'inizio del passato millennio senza economia, fosse per lo meno lastricato; forse si sarebbe potuto ripristinare in modo più aderente all'originale.
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